La natura del Veneto

A cura di AFNI Veneto

Publinova Edizioni Negri – 2008 (acquista)

Guida fotografica naturalistica a cura dell’ AFNI. Racconta attraverso splendidi immagini, la storia della natura del veneto, nel rispetto degli elementi che la compongono.

Pagine 176 Formato 260x240mm, Copertina rigida con sovracoperta, Italiano

La prefazione:

Ardite pareti rocciose e guglie dolomitiche; boschi di conifere ed estese faggete che, sia pur addomesticate sapientemente dall’uomo nel corso dei secoli, ammantano le pendici di tormentati massicci montuosi; colline di origine sedimentaria ed altre chiaramente vulcaniche che si ergono improvvise dalla piatta e popolosa pianura; praterie alpine ricche di endemismi botanici. Fiumi dal corso ora tumultuoso e veloce ora lento e placido, le cui sponde sono ancora per buoni tratti ricoperte di boschetti planiziali e fitti, impenetrabili canneti; paludi e torbiere di alta montagna, ed altre più estese e ricche di vita alla foce di grandi fiumi… Il Veneto, Regione tra le più popolose, industrializzate e trafficate d’Italia, è anche tutto ciò. La varietà mdi ambienti, conservati da questa parte del nostro Paese, è veramente notevole. Ma a tale ricchezza di natura, purtroppo, a volte non corrisponde un’adeguata protezione della stessa, e la frammentazione del territorio, provocata da un’inarrestabile corsa al progresso, ha comportato la scomparsa in tempi recenti di ambienti naturali straordinari ed unici.

Nell’ambito di questa realtà i fotografi naturalisti dell’AFNI hanno intrapreso questa difficile ed alle volte frustrante fatica. Il loro lavoro, a mio avviso, assolve ad un duplice compito. Il primo, probabilmente meno gratificante ma assolutamente importante al giorno d’oggi, è la denuncia che la natura e l’ambiente naturale vanno rapidamente scomparendo anche dalle porte di casa nostra. Basta leggere l’introduzione di questo libro per rendersi conto di quanto poco della nostra Regione sia realmente tutelato e correttamente gestito: solo cinque parchi regionali ed uno nazionale proteggono porzioni piuttosto vaste di territorio, mentre il resto delle aree protette è costituito da piccoli appezzamenti, alle volte di modestissima estensione. E’ inconcepibile che il profitto di pochi porti alla scomparsa di un bene di tutti, ma tant’è, e da noi ciò sta avvenendo giorno dopo giorno in nome di un fasullo benessere. D’altra parte il compito del fotografo naturalista moderno è anche quello di documentare queste situazioni e di farle conoscere ad un ampio pubblico.

   Il secondo compito, sicuramente più appagante, è quello di presentarci ciò che è rimasto – e per fortuna non è poco! – in maniera sistematica, ma al tempo stesso accattivante. Parlano da sole le immagini che sapientemente gli autori hanno saputo catturare. Grazie alle in quadrature particolarmente studiate, alla scelta della giusta luce della stagione più appropriata, questi lembi di territorio ci sembreranno rinascere di nuova vita: luoghi già noti e visitatici appariranno diversi, sconosciuti e pronti per essere nuovamente esplorati.

Ai paesaggi si affiancano splendide immagini di animali e di piante, accuratamente selezionate non solo per fornire al lettore un’adeguata informazione di ciò che in quella precisa area si sta proteggendo, ma anche per dimostrare quanto importante sia la corretta gestione del territorio per salvaguardare la biodiversità. I testi che accompagnano le descrizioni delle aree protette sono ricchi di informazioni e di facile lettura.

   Al Veneto e alle sue peculiarità sono state dedicate migliaia di pagine scritte e d’immagini, riunite in una ricca letteratura scientifica e umanistica; non sempre però tale ricchezza è alla portata di chi intraprende un’escursione domenicale in una delle varie aree protette. Quest’opera si colloca quindi in una posizione di riguardo, rivolgendosi proprio al vasto pubblico.

Paolo Paolucci

Veneto, tra natura e sviluppo

di Paolo Ugo e Giuseppe Borziello

Le spiagge dorate del litorale adriatico sono costituite da sabbia finissima. Questa è stata prodotta dall’erosione, che nel corso di migliaia di anni ha lentamente consumato le rocce dell’arco alpino orientale, è stata trascinata fino al mare per centinaia di chilometri dai grandi fiumi nati dalle montagne e infine è stata ridistribuita lungo la costa dalle correnti marine, che nell’alto Adriatico hanno una direzione da nord-est verso sud-ovest. I bagnanti, che affollano in estate le spiagge di Cavallino o di Bibione, non sanno che sono sdraiati su quel che una volta era un’alta parete rocciosa e che il lavoro incessante del tempo ha ridotto a una distesa di minuscoli granelli color dell’oro. In questa immagine un po’ surreale, si può forse trovare un’estrema sintesi degli aspetti naturalistici del Veneto, una regione che si stende dalle Dolomiti all’Adriatico, è attraversata da alcuni grandi fiumi alpini ed altri più brevi corsi di risorgiva, si bagna ad occidente sulle rive del più esteso lago d’Italia, ospitato nel bacino di un antico ghiacciaio, e trova riposo nelle placide acque delle lagune costiere e del Delta padano, ambienti naturali preziosissimi, che vengono annoverati fra i maggiori complessi di zone umide del Mediterraneo.

Una natura, quindi, altamente diversificata: montagna, collina, pianura, sistemi fluviali e lacustri, lagune e aree deltizie.

E così il Veneto si presenta come una regione che, pur mostrando i segni di una forte antropizzazione e di una estesa urbanizzazione, conserva ancora, tuttavia, ambiti dotati di grande naturalità. Se infatti il cosiddetto modello veneto ha caratterizzato lo sviluppo economico, sociale ed urbanistico della regione, comportando, a partire dall’ultimo dopoguerra, l’incredibile proliferazione di una miriade di piccoli agglomerati abitativi e produttivi, al punto che si fatica – quanto meno in pianura – a trovare ambiti di una certa dimensione che siano liberi da insediamenti, è pur vero che sopravvivono aree caratterizzate da una natura pressoché incontaminata. Non va dimenticato, a titolo di esempio, che proprio in Veneto si trova una delle poche “aree wilderness” individuate nella penisola italiana.

 

Caratteri geologici e morfologici

La zona montuosa del Veneto si estende, nella parte nord della regione, coprendo quasi il 30% della superficie regionale, mentre la pianura si estende per il 56% del territorio; tra le due si interpone la fascia collinare pedemontana, per circa il 14%. Nella pianura sono presenti due gruppi collinari isolati, i Monti Berici ed i Colli Euganei. Caratteristica è la fascia litoranea dove il Delta del Po, la Laguna di Venezia e quella di Caorle individuano il più importante sistema lagunare italiano.

Le montagne del Veneto comprendono le Dolomiti, che la Val Sugana (Trentino) e la Val Belluna separano dalla corona esterna di rilievi prealpini. Le Dolomiti non disegnano una vera e propria catena montuosa, essendo piuttosto costituite da massicci isolati di roccia calcareo-dolomitica, aventi per lo più origine organica (coralli, conchiglie, alghe); le loro rocce si formarono durante il Triassico, quando l’intera regione era occupata da un mare caldo e poco profondo. L’orogenesi alpina ha poi sollevato, ripiegato e fratturato i banchi di dolomia e calcare, i quali, una volta emersi, sono stati sottoposti all’azione erosiva e modellatrice degli agenti morfogenetici, ossia del vento, del sole, dell’acqua, e soprattutto delle immani masse glaciali che coprirono le Alpi durante le glaciazioni.

Molte vette dolomitiche superano i 3000 metri, fino alla quota di 3343 m, corrispondente alla vetta della Marmolada. Sul versante settentrionale della Marmolada si estende il maggior ghiacciaio delle Dolomiti, che però oggi è in rapida contrazione.

Le Prealpi venete sono costituite da brevi catene, massicci ed altopiani allineati tra il Lago di Garda, a ovest, ed il Tagliamento a est. Alcune valli profonde, quasi dei canyons scavati dai fiumi Brenta e Piave, incidono la continuità delle Prealpi. Tipica è la forte pendenza dei versanti prealpini sulla pianura, ad eccezione delle pendici meridionali dei Lessini, che si estendono verso la pianura nei dolci declivi della Valpolicella, della Val d’Illasi e della Valle del Chiampo. Di origine puramente vulcanica sono i Colli Euganei, come è testimoniato dalla caratteristica forma a cono e dalla abbondante presenza di acque termali.

La pianura veneta si è formata a seguito dei depositi alluvionali dei fiumi Adige, Brenta e Piave, e può quindi essere distinta dalla più vasta pianura padana, formatasi invece con i sedimenti lasciati dal Po e dai suoi affluenti. La zona delle risorgive, da cui nascono il fiume Sile ed altri corsi d’acqua minori, segna il passaggio dai suoli ghiaiosi e permeabili dell’alta pianura ai terreni argillosi ed impermeabili della bassa pianura.

Il territorio compreso tra il basso corso dell’Adige e quello del Po individua il cosiddetto Polesine, zona ricca d’acqua, con terreni di pendenza inavvertibile e soggetta ad esondazioni e alluvioni. E’ un terreno che assume un carattere sempre più anfibio man mano che ci si avvicina alle foci fluviali, dove il confine tra terra ed acqua è mutevole ed è influenzato sia dalla natura che dagli interventi idraulici e di bonifica operati dall’uomo.

Ancora più importante è stato l’intervento dell’uomo nella Laguna di Venezia. Le lagune sono per la loro stessa natura degli ambienti instabili e temporanei, destinati a scomparire per l’interramento provocato dal continuo apporto di sedimenti da parte dei fiumi, le cui foci hanno formato la laguna stessa. Nel caso della Laguna di Venezia, le opere di deviazione del basso corso e delle foci dei fiumi Piave, Sile, Brenta ed Adige, operate dalla Serenissima Repubblica di Venezia fra il XV ? e il XVIII secolo, unite ad altri interventi idraulici e di mantenimento del territorio, hanno stabilizzato questo ecosistema, che costituisce oggi la più grande zona umida d’Italia ed una delle principali del Mediterraneo.

Della Laguna di Caorle restano invece pochi ambiti, sopravvissuti alle estese bonifiche compiute fin dal XIX secolo: si tratta delle aree di foce di alcuni corsi d’acqua e di alcune importanti valli da pesca.

Le lagune costiere sono divise dal mare attraverso lingue di litorale sabbioso, nate dall’accumulo di sedimenti, trasportati dai fiumi e ridistribuiti dalle correnti marine. Anche qui sono evidenti gli effetti dell’intervento dell’uomo, che nei secoli ha rimodellato a suo piacimento la morfologia dei litorali, sia intervenendo direttamente sulla loro conformazione (ad esempio trasformando in un’unica lunghissima isola i numerosi piccoli scanni che un tempo costituivano il Lido di Venezia), sia modificando il corso dei fiumi sversanti e spostando la loro foce, sia infine predisponendo delle opere di difesa a mare (murazzi, pennelli) e dei moli foranei, che hanno fortemente influito sulla profondità dei fondali e sulla distribuzione dei sedimenti sabbiosi.

 

Biodiversità

Per quanto riguarda la flora, il Veneto ospita più di 3100 specie di piante superiori, con maggior ricchezza nelle zone montane. Elevata è la qualità floristica, basata su numerose specie endemiche e rare. Sono presenti tre specie considerate prioritarie ai sensi della “direttiva Habitat” della Comunità Europea, mentre numerose sono quelle classificate “di interesse comunitario”. Inoltre, in base alle indicazioni dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), sono presenti 32 specie di piante elencate nella lista rossa delle specie gravemente minacciate, 62 minacciate, 76 vulnerabili.

Riguardo alla fauna, il Veneto annovera 20.000 specie di Invertebrati, tra cui 10 di interesse comunitario e 3 prioritarie, mentre alcune specie sono endemiche. Le specie di Vertebrati sono 375, incluse 38 di interesse comunitario e 5 prioritarie. Un gran numero di specie di Uccelli rientra tra quelle elencate nella direttiva europea “Uccelli”, ed è proprio sulla base della presenza di determinate specie ornitiche che vengono individuati i Siti di Interesse Comunitario (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Per la conservazione di habitat e specie selvatiche in una realtà naturalistica potenzialmente rilevante, ma estremamente frammentata come quella veneta, è indispensabile non solo istituire parchi ed aree protette, ma anche sostenere il ripristino di una naturalità diffusa, che coinvolga pure le aree più antropizzate. E’ indispensabile realizzare una rete di corridoi ecologici che colleghi i siti naturali per agevolare gli spostamenti della fauna e la diffusione della flora autoctona. Tale obiettivo può essere conseguito agevolando le pratiche agricole ecosostenibili e la riqualificazione naturalistica della rete dei corsi d’acqua, dai grandi fiumi ai piccoli canali e fossat,i che si intersecano irrigando capillarmente l’intero territorio.

 

Aree di Protezione

Le aree naturali protette del Vento sono state istituite nell’ambito del quadro normativo costituito dalla legge regionale n. 40/84 “Nuove norme per l’istituzione di parchi e riserve naturali regionali”, dalla legge n. 394/91 “Legge Quadro sulle aree protette” e dal DPR n. 448/96 di recepimento della convenzione Internazionale di Ramsar per la tutela delle zone umide. In Veneto sono presenti un Parco Nazionale, cinque Parchi Naturali Regionali, tredici Riserve Naturali Statali (alcune comprese nel territorio del Parco Nazionale), sei Riserve Naturali Regionali e due Zone Umide di Importanza Internazionale. Le aree attualmente protette sono elencate in Tabella 1.

L’estensione delle aree protette è inferiore alla media nazionale, con l’unica eccezione delle riserve naturali statali.

La Rete Natura 2000, che elenca le aree SIC e ZPS, individua in Veneto 100 SIC e 67 ZPS, in parte fra loro sovrapposti. La porzione di territorio tutelata ai fini della Rete Natura 2000 è superiore sia alla quota nazionale che alla media dell’Unione Europea. Le aree sono però di dimensioni modeste, con una media di 550 ettari contro una media europea di 4.000 ha. L’elevata diffusione di siti di piccole dimensioni testimonia l’estrema frammentazione del territorio e delle sue valenze naturalistiche. Gran parte di queste aree SIC o ZPS includono molte delle piccole oasi di protezione descritte in questo volume, sorte a seguito di iniziative di tutela, avviate a livello locale da associazioni protezionistiche e che hanno trovato riconoscimento in norme di tutela comunali o provinciali. I siti Natura 2000 del Veneto sono concentrati prevalentemente in zone montane di alta quota (60% circa), quindi in zone lagunari e costiere (30% circa) e infine lungo il percorso dei principali fiumi (10% circa).

Denominazione Superficie (ha)
1-PN Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi 31.117
2-PR Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo 11.320
3-PR Parco  Regionale dei Colli Euganei 18.695
4-PR Parco Regionale Delta del Po** 12.592
5-PR Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo 11.320
6-PR Parco  Naturale Regionale della Lessinia 10.201
7-PR Parco Naturale Regionale del Fiume Sile  4.159
8-RNS Riserva Naturale Statale Piani Eterni-Erera-Val Falcina* 5.463
9-RNS Riserva Naturale Statale Piani Monti del Sole* 3.032
10-RNS Riserva Naturale Statale Vette Feltrine* 2.764
11-RNS Riserva Naturale Statale Somadida 1.676
12-RNS Riserva Naturale Statale Val Tovanella 1.040
13-RNS Riserva Naturale Statale Campo di Mezzo-Pian Parrocchia   667
14-RNS Riserva Naturale Statale Piazza del Diavolo*   600
15-RNS Riserva Naturale Statale Monte Pavione*   496
16-RNS Riserva Naturale Statale Valle Imperina*   237
17-RNS Riserva Naturale Statale Valle Scura*   220
18-RNS Riserva Naturale Statale Vincheto di Cellarda*     92
19-RNS Riserva Naturale Statale Giardino Botanico M.te Faverghera      6
20-RNS Riserva Naturale Statale Bus de la Genziana (ipogeo)
21-RNR Riserva  Naturale Regionale Integrale Lastoni-Selva Pezzi   968
22-RNR Riserva Naturale Regionale Bocche di Po   425
23-RNR Riserva Naturale Regionale Orientata Pian di Landro-Baldassare   265
24-RNR Riserva Naturale Regionale Integrale Gardesana Orientale   239
25-RNR Riserva Naturale Regionale Integrale Piaie Longhe-Millifret   130
26-RNR Riserva Naturale Regionale Integrale Bosco Nordio   114
     

 

*Aree ricadenti all’interno dal Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi

** Parte veneta

 

Riflessioni conclusive

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento approvato dalla Regione Veneto nel 1992, oltre ai cinque Parchi Regionali e a quello Nazionale finora istituiti (l’ultimo è stato quello del Delta del Po, istituito nel 1997), prevedeva la destinazione a parco-riserva naturale dei seguenti tredici ambiti:

  1. Monte Pelmo
  2. Monte Civetta
  3. Marmolada Ombretta
  4. Monte Baldo

5.Antelao, Marmarole e Sorapis

  1. Pasubio, Piccole Dolomiti, Monte Summano
  2. Bosco del Cansiglio
  3. Monte Luppia – S. Vigilio
  4. Medio Corso del Brenta
  5. Ambito fluviale del Mincio
  6. Laguna di Venezia
  7. Massiccio del Grappa
  8. Laguna di Caorle (Valle Vecchia).

Purtroppo, in sedici anni non sono stati fatti molti passi avanti per concretizzare questo piano.

Per quanto riguarda la gestione dei cinque parchi regionali già istituiti, essa risulta molto differenziata ed eterogenea. Pur con le dovute differenze e specificità, il Parco del Sile, dei Colli Euganei e del Delta del Po sono gestititi da Enti Parco in cui sono numerosamente rappresentati i Comuni e le Province interessate nonché la Regione Veneto, cui spetta la nomina dei dirigenti. Il Parco delle Dolomiti d’Ampezzo è gestito dalle Regole d’Ampezzo, comunità privata di famiglie con proprietà comune ed indivisibile dei boschi e pascoli, ed il Parco della Lessinia è gestito dalla Comunità Montana Locale. Non sta a noi giudicare quale di questi differenti modelli gestionali sia il più consono a garantire sia la tutela che un uso ecosostenibile di queste preziose e delicate aree: le differenze risulteranno evidenti al visitatore attento che percepirà “sul campo” la più o meno efficace esistenza di adeguate azioni di valorizzazione e tutela della risorsa ambientale.

Ci auguriamo che, nel suo piccolo, anche questo libro, costruito da attimi di natura vissuti proprio nelle aree protette del Veneto, possa stimolare sia la voglia di conoscenza ed esplorazione che l’impegno per la conservazione.

 

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